Smart Cities e Sviluppo Sostenibile: Un Viaggio tra Tecnologia, Ambiente e Futuro

Nel cuore delle trasformazioni urbane del XXI secolo, il concetto di “smart city” si intreccia sempre più profondamente con quello di sostenibilità ambientale. Un articolo pubblicato nel 2017 sul Journal of Open Innovation: Technology, Market, and Complexity a firma di Trindade, Hinnig, Costa, Marques, Bastos e Yigitcanlar, fornisce una revisione sistematica della letteratura internazionale sul tema, analizzando come le città intelligenti possano diventare motori di sviluppo sostenibile. Questo articolo vuole espandere e attualizzare quel lavoro, aggiungendo dati aggiornati, esempi concreti e un focus dedicato all’Italia.

Cosa significa “smart city” sostenibile?

Secondo la definizione più diffusa (Caragliu et al., 2011), una smart city è una città che investe nel capitale umano e sociale, nelle infrastrutture di comunicazione tradizionali (trasporti) e moderne (ICT), per promuovere uno sviluppo economico sostenibile e una qualità della vita elevata.

Nel lavoro di Trindade et al. (2017), l’approccio adottato è quello della revisione sistematica della letteratura accademica. Utilizzando tre database principali (Scopus, ScienceDirect, Emerald Insight), sono stati selezionati articoli che trattano simultaneamente i temi di smart city e sostenibilità ambientale.

I pilastri della sostenibilità urbana nelle smart cities

Dalla revisione emergono alcune parole chiave ricorrenti e fondamentali:

  • ICT (Information and Communication Technologies) come motore di efficienza energetica e governance partecipativa.
  • Mobilità sostenibile, con focus su trasporti elettrici, car sharing e ciclabilità.
  • Gestione intelligente delle risorse, soprattutto acqua ed energia.
  • Integrazione tra sostenibilità sociale, economica e ambientale, secondo i principi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Modelli e strumenti per una smart city sostenibile

Diversi modelli teorici sono stati utilizzati per spiegare la transizione verso città intelligenti e sostenibili. Tra i più citati:

  • The Triple Bottom Line (TBL): approccio che bilancia ambiente, società ed economia.
  • Framework ISO 37120: standard internazionale per indicatori di performance urbana.
  • Smart City Wheel (Boyd Cohen): ruota a sei spicchi (smart people, mobility, environment, economy, governance, living).
Smart City Wheel – Credits smartcityhub.ch

Casi studio internazionali: da Barcellona a Songdo

Barcellona

Considerata a livello globale un modello avanzato di smart governance, Barcellona ha sviluppato il programma strategico “Barcelona Digital City”, basato sull’integrazione intelligente di infrastrutture digitali, partecipazione civica e sostenibilità urbana. Il cuore del progetto è rappresentato dalla piattaforma open-source Sentilo, lanciata nel 2012 dal Comune di Barcellona in collaborazione con l’istituto municipale IMI, che oggi gestisce una rete di circa 18.000 sensori attivi per il monitoraggio di qualità dell’aria, rumore, traffico, consumi energetici e condizioni ambientali (Angry Nerds, 2024).

L’infrastruttura tecnologica poggia su una copertura in fibra ottica che raggiunge il 90 % delle abitazioni e su una rete pubblica Wi-Fi con oltre 1.000 hotspot distribuiti tra piazze, strade principali e mezzi pubblici (IEREK, 2023). Sono in corso anche sperimentazioni sul 5G per migliorare tempi di risposta e capacità di gestione dati (Angry Nerds, 2024).

Gli smart meter applicati al sistema irriguo urbano hanno permesso una riduzione del consumo idrico fino al 25 % (Angry Nerds, 2024). Parallelamente, i sensori nei cassonetti dei rifiuti hanno ottimizzato i percorsi di raccolta, riducendo viaggi inutili e abbattendo le emissioni (MDPI, 2023).

La gestione intelligente dei parcheggi, sviluppata grazie a tecnologie come quelle di Urbiotica, ha incrementato i ricavi di circa 50 milioni di dollari all’anno, ridotto la congestione veicolare e migliorato la mobilità urbana (Data-Smart Harvard, 2023; IoT M2M Council, 2023).

Sul piano ambientale, Barcellona ha fissato l’obiettivo di tagliare le emissioni di gas serra del 40% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2005, puntando su autosufficienza energetica, solare diffuso e smart grid nei quartieri, come il distretto 22@ (MDPI, 2023).

Dal punto di vista della governance partecipativa, la città ha creato Decidim, piattaforma open-source che consente ai cittadini di proporre, discutere e votare idee, con oltre il 70% delle proposte provenienti direttamente dalla cittadinanza e più di 40.000 contributi raccolti (Wired, 2023). L’iniziativa DECODE (Decentralised Citizen-owned Data Ecosystem) promuove la sovranità dei dati, consentendo ai cittadini di decidere cosa condividere e con chi, grazie a blockchain e crittografia avanzata (Wired, 2023).

Infine, il portale Open Data del Comune è stato recentemente rinnovato per garantire un accesso più semplice e immediato alle informazioni pubbliche, con interfacce intuitive e dataset aggiornati (Smart Cities World, 2024).

Songdo

Songdo International Business District è una città costruita da zero in Corea del Sud, concepita con una chiara logica ICT-first: ogni edificio è connesso a sensori e sistemi digitali che monitorano in tempo reale consumi energetici, qualità dell’aria, sicurezza e traffico, grazie a un’infrastruttura tecnologica centralizzata con centro operativo (Atlas of Urban Tech, 2025). Il progetto integra sistemi innovativi come raccolta pneumatica dei rifiuti, riscaldamento e raffreddamento di distretto, riciclo delle acque grigie, pannelli solari, strutture LEED‑certified e oltre il 40% di spazi verdi, per promuovere sostenibilità ed efficienza ecologica (Atlas of Urban Tech, 2025)

Tuttavia, Songdo è stata spesso criticata per la sua debolezza sul piano della partecipazione sociale e del senso di comunità. Diversi studi evidenziano una scarsa interazione tra cittadini e processi decisionali: i residenti sono stati coinvolti principalmente come utilizzatori di infrastrutture ICT, ma non come co‑creatori o partecipanti nelle fasi strategiche del progetto (Kim, 2022). Questo approccio top‑down ha alimentato percezioni di una città “fredda” e artificiale, caratterizzata da edifici uniformi, ambiente altamente controllato e carenza di variazione sociale e culturale.

Ulteriori critiche sottolineano che, nonostante l’elevata tecnologia, gli spazi pubblici restano poco frequentati: aree verdi e parchi (come Central Park) risultano sottoutilizzati, con poca vita sociale nonostante l’armonia estetica e il senso di perfezione architettonica (IJSSH, 2024). Alcuni osservatori parlano di una città “silenziosa”, dove chi vi lavora spesso risiede altrove, contribuendo a una sensazione di isolamento urbano, tipica delle città istantanee e pianificate in modo eccessivamente tecnologico.

Amsterdam

Amsterdam Smart City è un programma pilota avviato nel 2009 dalla Amsterdam Economic Board in collaborazione con il Comune, con operatori energetici (come Liander) e istituti di ricerca, che ha trasformato la città in un vero e proprio laboratorio urbano di innovazione. Questo ecosistema collaborativo — fondato su una struttura “quadruple helix” che coinvolge istituzioni pubbliche, imprese, università e cittadini — opera come una piattaforma aperta per lanciare, testare e scalare progetti smart su tematiche quali mobilità, energia, digitalizzazione e circolarità.

Tra gli oltre 170 progetti attivi, emergono iniziative innovative come l’app Mobypark, sviluppata da cittadini per mettere in affitto i parcheggi privati e fornire dati in tempo reale sulla domanda di sosta e flussi di traffico. Il programma include anche illuminazione stradale intelligente, che regola l’intensità luminosa in base al contesto, e sistemi di gestione del traffico in tempo reale, che trasmettono informazioni sui tempi di percorrenza per ottimizzare gli spostamenti urbani. 

Sul fronte dell’energia, Amsterdam ha implementato una smart grid domestica: centinaia di case sono state dotate di contatori intelligenti che possono comunicare via cellulare e gestire il consumo energetico da remoto. Inoltre, il progetto ha previsto investimenti nelle fonti rinnovabili, trasformando la rete in una sorta di “centrale virtuale”: famiglie che producono energia in eccesso (da pannelli solari, turbine e biomassa) possono rivenderla al sistema cittadino. (smartcitiesdive.com)

Un’altra iniziativa rilevante è il progetto City‑zen, mirato al retrofit degli edifici esistenti, al potenziarmento delle reti energetiche (e‑grid) e allo sviluppo del teleriscaldamento urbano, con l’obiettivo di ridurre le emissioni di CO₂ del 40 % entro il 2025 rispetto al 1990. 

In campo innovativo, l’implementazione del modello Vehicle‑to‑Grid (V2G) ha permesso di utilizzare le auto elettriche come depositi energetici mobili, immagazzinando elettricità rinnovabile in eccesso e restituendola alla rete in caso di bisogno. (Amsterdam Smart City)

Accanto a queste soluzioni tecnologiche, Amsterdam ha sostenuto progetti sperimentali come “De Ceuvel“, un parco uffici circolare realizzato su un ex cantiere navale riconvertito. Le barche impiegate come spazi di lavoro integrano tecnologie sostenibili: filtrazione naturale delle acque, fitodepurazione dei terreni contaminati, riscaldamento solare, compostaggio e sperimentazioni con blockchain per scambi energetici tra comunità. 

Infine, la città ha adottato digital twin e intelligenza artificiale per migliorare la resilienza urbana: il sistema LIFE (Local Inclusive Future Energy) utilizza modelli digitali per monitorare e ottimizzare l’energia locale, contribuendo alla stabilizzazione della rete e all’immagazzinamento dell’energia in eccesso (ad esempio, quella generata dai pannelli solari dell’Amsterdam ArenA.

La situazione italiana: a che punto siamo?

In Italia, l’interesse per le smart cities è cresciuto con forza a partire dal 2012, quando il MIUR ha finanziato numerosi progetti con un budget molto elevato. Tuttavia, la frammentazione normativa e la carenza di visione integrata hanno spesso rallentato l’impatto sistemico di queste iniziative.

Milano

Considerata una delle città italiane più avanzate nel campo della smart governance, Milano ha implementato un ecosistema urbano innovativo che unisce tecnologie digitali, sostenibilità e partecipazione civica. Una tessera chiave di questa strategia è il laboratorio urbano SmartCityLab, inaugurato nel 2025; si tratta di un hub di 2000 m² per sperimentare tecnologie smart, modelli ESG, edilizia sostenibile, mobilità intelligente e intelligenza artificiale applicata all’urban design. Il laboratorio ospita un Tech Aggregator, sale di formazione, coworking, un auditorium per 100 persone e rooftop per eventi e dibattiti pubblici.

Dal lato digitale infrastrutturale, Milano ha stretto una partnership tra A2A e INWIT per installare small cells 5G sui pali dell’illuminazione pubblica: le prime sette sono già attive in zone centrali come Duomo, Brera, Garibaldi‑Repubblica e Parco Lambro‑Cimiano, con l’obiettivo di raggiungere circa 1 000 punti per fornire una rete mobile integrata e ad alta capacità. (inwit.it)

Un altro progetto emblematico è quello legato al Sharing Cities nell’area di Porta Romana/Vettabbia, dove è stata attivata una Sharing Platform Urbana (USP). Questa piattaforma favorisce l’interoperabilità di soluzioni di retrofit edilizio, smart mobility, e-logistica e smart lamp post, secondo criteri tecnici e di governance replicabili anche in altre città.

Grazie a queste iniziative, è stato eseguito il retrofit su oltre 24.000 m² di edilizia, con una riduzione del 60 % del consumo energetico e un risparmio di circa 470.000 kg di CO₂ annui; inoltre sono stati installati 60 punti di ricarica VE, distribuiti 150 e-bike, ed introdotti 1.000 smart lamp post e 350 smart parking spaces.

Sul fronte della mobilità urbana più tradizionale, la congestion charge Area C, attiva dal 2012 nel centro storico, ha ridotto gli ingressi veicolari del 30–34 %, aumentato la velocità degli autobus, ridotto il black carbon del 30 %, e generato introiti investiti in trasporti pubblici e BikeMi.

Infine, Milano sta valorizzando la dimensione culturale e partecipativa con il progetto MAUA – Museo di Arte Urbana Aumentata, attivo dal 2017 in quartieri come Giambellino, Corvetto e Niguarda. Tramite realtà aumentata e una piattaforma mobile, i cittadini possono fruire di 50 murales digitali geolocalizzati, sviluppati in collaborazione con artisti, scuole e comunità locali.

Torino

Torino Smart City si configura come un laboratorio urbano avanzato, caratterizzato da una forte integrazione tra istituzioni, industria, ricerca e cittadini attraverso piattaforme di sperimentazione condivisa. Un caposaldo di questo approccio è Torino City Lab (originato da Torino Living Lab nel 2018), che promuove e testa in contesto reale tecnologie smart per la mobilità urbana, la transizione ecologica e la smart life, operando secondo valori di agilità, trasparenza, apertura e impatto sociale.

Attraverso l’evoluzione di questo modello, è nata la Casa delle Tecnologie Emergenti (CTE NEXT), progetto focalizzato sul trasferimento tecnologico in ambiti come 5G, mobilità autonoma, urban air mobility e Industria 4.0.

Torino è stata anche riconosciuta come European Capital of Smart Tourism 2025 dalla Commissione Europea, grazie alla capacità di integrare innovazioni digitali, sostenibilità, accessibilità e patrimonio culturale nella strategia turistica e urbana. Questo titolo premia il dialogo virtuoso tra rigenerazione urbana, promozione culturale e coinvolgimento sociale.

Un altro ambito distintivo è quello della turismo esperienziale innovativo, con progetti come 5G‑Tours e NETA (Navigation Exploring Tourist Assistance), dove intelligenza artificiale (AI) e realtà estesa (XR) coadiuvano i visitatori nella scoperta immersiva del patrimonio torinese.

Il tessuto urbano è animato anche da eventi come Road to the Future 2025, ospitato a Environment Park. Questo roadshow ha riunito oltre 60 partecipanti, 50 imprese ed elaborato 20 sfide tecnologiche, trasformando Torino in un hub di idee operative tra pubblica amministrazione, impresa e centri di ricerca.

A livello infrastrutturale, Piazza San Carlo è stata oggetto di un intervento smart con l’installazione di Wi‑Fi pubblico, illuminazione intelligente (basata su parametri astronomici, luminosità e presenza di persone) e un sistema di videosorveglianza integrato, contribuendo a valorizzare uno spazio urbano storico sotto il profilo tecnologico.

Trento

Trento Smart City rappresenta un modello virtuoso di trasformazione urbana, dove tecnologia e partecipazione civica convivono in armonia con il paesaggio e l’identità storica della città. Il progetto omonimo, promosso dal Comune e dalla Provincia autonoma, mira a impiegare in maniera «trasparente» strumenti tecnologici — come sensori, Internet of Things, big data e intelligenza artificiale — per migliorare servizi esistenti e introdurne di nuovi, in sintonia con le esigenze dei cittadini e rispettando le peculiarità urbane e il patrimonio locale.

Al centro della strategia di innovazione c’è la Trento Smart City Week, un evento annuale dedicato alla cittadinanza digitale. L’iniziativa coinvolge istituzioni, università (UniTN), la Fondazione Bruno Kessler (FBK), permettendo la sperimentazione pubblica delle tecnologie: si tratta di una piattaforma partecipativa con workshop, villaggio digitale, laboratori in piazza e momenti di confronto, e durante le edizioni passate si sono tenute attività rivolte alla divulgazione scientifica, alla progettazione e all’innovazione in collaborazione con enti come MUSE, PAT e IEEE.

Sul fronte infrastrutturale e dei servizi, Trento si distingue per progetti concreti come l’installazione della fibra ottica in quartieri come Mattarello, sostituendo le vecchie linee in rame per garantire connessioni più veloci, affidabili e future‑proof. Comune di Trento

Al contempo, opere infrastrutturali come il quartiere Le Albere, progettato da Renzo Piano, uniscono riqualificazione urbana, sostenibilità e smart design: materiali isolanti, serramenti performanti, impianti termici e fotovoltaici permettono una notevole riduzione dei consumi energetici rispetto a edifici convenzionali.

La vocazione innovativa di Trento è anche radicata negli ecosistemi della ricerca: la Fondazione Bruno Kessler (FBK), con oltre 4.600 m² di laboratori e una vasta community di ricercatori, dottorandi e visiting professor, opera su temi avanzati come Intelligenza Artificiale, Cybersecurity, Digital Society, Sustainable Energy e dispositivi sensoristici — costituendo un vero distretto scientifico e tecnologico al servizio della smart city.

Credits EY Italia

Criticità emerse dalla letteratura

Il lavoro di Trindade et al. ha evidenziato alcune debolezze nelle ricerche e nei progetti smart city:

  • Mancanza di indicatori standardizzati per valutare sostenibilità e impatto.
  • Visione ancora troppo tecnocratica e poco partecipativa.
  • Difficoltà nel misurare l’effettivo miglioramento della qualità della vita.
  • Rischio di gentrificazione e “smartwashing”.

Conclusioni

La revisione sistematica di Trindade e colleghi fornisce un’importante base teorica e metodologica per comprendere la relazione tra città intelligenti e sostenibilità ambientale. Tuttavia, è necessario un cambio di paradigma.

Le tecnologie da sole non bastano. Senza una governance inclusiva, una cultura dell’innovazione sociale, e strumenti concreti per monitorare impatti ambientali e sociali, il rischio è quello di creare “cattedrali nel deserto digitale”.

In Italia esistono molte eccellenze, ma serve un coordinamento nazionale, con regia centrale, obiettivi chiari e incentivi strutturati. La transizione verso città intelligenti e sostenibili è una sfida epocale, che può rappresentare la chiave per affrontare contemporaneamente crisi climatica, urbana e sociale.

📚 Bibliografia:

  • Trindade et al., 2017. Sustainable development of smart cities: a systematic review. Journal of Open Innovation.
  • Caragliu, A., Del Bo, C., & Nijkamp, P. (2011). Smart cities in Europe. Journal of Urban Technology.
  • ForumPA (2023). ICity Rank.
  • European Commission. Smart Cities Marketplace.
  • ISO 37120: Sustainable development of communities – Indicators for city services and quality of life.

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