
Città in ebollizione
Le città si stanno trasformando in forni. Le ondate di calore sono diventate più frequenti, intense, prolungate. Nel 2023 l’Europa ha registrato oltre 61.000 morti legate alle alte temperature. Roma, Milano, Bologna, Napoli: le temperature percepite superano spesso i 45°C durante l’estate. La causa? Il fenomeno delle isole di calore urbane (Urban Heat Island – UHI).
Il suolo asfaltato, gli edifici in cemento, la carenza di vegetazione, l’inquinamento atmosferico e l’assenza di ventilazione naturale fanno sì che le città trattengano il calore durante il giorno e lo rilascino lentamente durante la notte. Il risultato è che nelle zone urbanizzate le temperature possono essere fino a 7-10°C più alte rispetto alle zone rurali circostanti. L’UHI non è solo un fastidio: è un rischio sanitario. I soggetti più colpiti sono anziani, bambini, persone con patologie croniche, senza fissa dimora. Ma riguarda tutti. Il cambiamento climatico amplifica il fenomeno, rendendolo strutturale. Serve una risposta urbana, immediata e sistemica.
Una delle risposte più promettenti si chiama rifugio climatico (climate shelter): spazi urbani capaci di offrire protezione attiva contro le ondate di calore. Ma cosa sono esattamente? Come funzionano? Chi li progetta? Dove si trovano i modelli più efficaci? E in Italia, a che punto siamo?
Rifugi climatici: cosa sono e come funzionano
Un rifugio climatico è uno spazio pubblico o privato accessibile al pubblico, in grado di fornire un microclima più fresco, ombreggiato e salubre durante i periodi di calore estremo. Può essere temporaneo (una rete di emergenza attivata durante le allerte meteo) o permanente (integrato nella pianificazione urbana). Le sue caratteristiche fondamentali:
- Ombra naturale o artificiale (alberi, pergolati, tettoie verdi);
- Ventilazione naturale o forzata;
- Superfici riflettenti e materiali a bassa capacità termica;
- Presenza d’acqua (fontane, nebulizzatori, vaporizzatori);
- Accessibilità per tutti (anziani, disabili, famiglie);
- Prossimità ai servizi essenziali (trasporti, sanità, centri sociali);
- Integrazione con la natura urbana: biodiversità, raffrescamento passivo, suolo permeabile.
Può essere un parco urbano rigenerato, una piazza con tettoia e fontane, un biblioteca climatizzata aperta d’estate, un refettorio scolastico con pannelli fotovoltaici e tetto verde, un centro sociale accessibile H24, un mezzo di trasporto pubblico dotato di condizionamento in funzione durante le ore più calde.
Tipologie di rifugi climatici
- Verde urbano attrezzato: parchi, giardini, orti condivisi, boschi urbani con elementi d’acqua e percorsi ombreggiati.
- Edifici pubblici adattati: scuole, biblioteche, ospedali, municipi dotati di ventilazione, climatizzazione e spazi di attesa freschi.
- Spazi di transito: stazioni, fermate autobus, tram e metropolitane con zone d’attesa climatizzate o ombreggiate.
- Rifugi mobili: autobus refrigerati, tende urbane temporanee, padiglioni gonfiabili con ventilazione e nebulizzazione.
- Rifugi informali: cortili condominiali, tetti verdi accessibili, chioschi e bar allestiti in sinergia con il verde pubblico.
Azioni per amministrazioni e cittadini
Le amministrazioni possono:
- Mappare le aree a maggior rischio UHI;
- Integrare i rifugi climatici nei Piani Urbanistici Generali e nei PAESC;
- Incentivare il verde urbano multifunzionale e i materiali cool;
- Coinvolgere i cittadini nella progettazione partecipata;
- Rendere accessibili H24 edifici pubblici nei periodi critici.
I cittadini possono:
- Segnalare le zone critiche al Comune;
- Usare e valorizzare i rifugi esistenti;
- Curare il verde nei cortili e negli spazi comuni;
- Partecipare a iniziative di mappatura e co-progettazione;
- Informarsi su rischi e strategie di autoprotezione durante le ondate di calore.
Esempi virtuosi nel mondo
- Barcellona (Spagna) – Rete dei Refugis Climàtics: mappatura interattiva, scuole e biblioteche aperte, oasi verdi integrate nei quartieri.
- Toronto (Canada) – Heat Relief Network: chiese, centri comunitari, piscine pubbliche convertite in rifugi climatici.
- Parigi (Francia) – Plan Canopée e “Ilôt de fraîcheur”: micro-oasi con alberature e arredi urbani freschi nei quartieri più densi.
- Atene (Grecia) – Cool Routes: percorsi freschi mappati con alberature, fontane e aree di sosta per anziani.
- Melbourne (Australia) – Urban Forest Strategy: rifugi climatici integrati con la forestazione urbana e gestione sostenibile delle acque.
Il caso italiano
In Italia, iniziative simili si stanno moltiplicando ma a macchia di leopardo:
- Milano ha mappato le aree critiche e progettato micro oasi nei quartieri più vulnerabili.
- Torino lavora su tetti verdi e cortili scolastici rigenerati.
- Roma ha lanciato progetti pilota nei Municipi I e VIII con parchi urbani e punti d’acqua attrezzati.
Tuttavia, manca una strategia nazionale. Serve coordinamento tra Regioni, Comuni, Protezione Civile e Ministero dell’Ambiente. Serve una rete.
Call to action: diventare rifugio
In un mondo che si scalda, ogni cittadino può essere parte della soluzione. Ogni città può diventare rifugio. Piantare un albero, trasformare una scuola, progettare un’area d’attesa ombreggiata: piccoli gesti con impatto concreto. Le isole di calore si combattono con alleanze fresche, diffuse, accessibili.
Serve volontà politica, intelligenza progettuale, partecipazione civica. Ma soprattutto serve un cambio di sguardo: ogni metro quadro urbano è un’occasione per offrire respiro. Siamo pronti a trasformare le nostre città in rifugi?
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